
La mattina apri gli occhi, allunghi una mano verso il comodino e prima ancora di chiederti come ti senti guardi il polso. Sonno: 7 ore e 42 minuti. Efficienza: 91%. Qualità: buona. Tutto sembra essere andato nel migliore dei modi.

La mattina apri gli occhi, allunghi una mano verso il comodino e prima ancora di chiederti come ti senti guardi il polso. Sonno: 7 ore e 42 minuti. Efficienza: 91%. Qualità: buona. Tutto sembra essere andato nel migliore dei modi.

C’è un momento della giornata nel quale, forse senza rendercene conto, possiamo accorgerci di quanto siamo diventati silenziosi.
Entriamo in un negozio e paghiamo alla cassa automatica. Ordiniamo il pranzo attraverso un’app. Chiediamo a un assistente digitale di trovare un’informazione. Scriviamo un messaggio invece di telefonare. Lavoriamo da casa senza incontrare colleghi. Ci spostiamo seguendo le indicazioni del navigatore e non abbiamo più bisogno di domandare a qualcuno quale strada prendere.

La narcolessia viene spesso rappresentata come una persona che improvvisamente si addormenta mentre parla o lavora. La realtà è molto più complessa. Nella narcolessia di tipo 1, la sonnolenza può permeare l’intera giornata e accompagnarsi alla cataplessia, un’improvvisa perdita del tono muscolare spesso provocata da emozioni come una risata. Possono comparire anche paralisi del sonno, allucinazioni durante il passaggio tra sonno e veglia e un riposo notturno frammentato. Negli Stati Uniti questa forma interessa circa una persona ogni 2.000.

Ci sono momenti in cui il nostro gatto sembra improvvisamente altrove.
Dorme profondamente, il corpo abbandonato sul divano, le zampe raccolte sotto il muso. Poi un baffo si muove. Una zampa fa un piccolo scatto. Le orecchie cambiano posizione. Dietro le palpebre abbassate, gli occhi sembrano muoversi rapidamente.

Febbre, dolori muscolari, stanchezza improvvisa e quella sensazione di essere stati “travolti” nel giro di poche ore. L’influenza è un’infezione respiratoria causata dai virus influenzali e può presentarsi in forma lieve, ma anche provocare malattie gravi.


C’è una differenza sottile, ma importante, tra aspettare e annoiarsi davvero. La prima condizione la conosciamo ancora: siamo in fila, aspettiamo un messaggio, il computer si carica, qualcuno tarda e, quasi automaticamente, la mano cerca il telefono. La seconda, invece, sembra essere diventata una condizione sempre più rara. Appena compare un piccolo spazio vuoto, lo riempiamo.

Immaginare il “giorno peggiore” dell’umanità significa confrontarsi con eventi che, proprio per la loro rarità, tendiamo a considerare quasi irreali. Una supereruzione vulcanica, una guerra nucleare su larga scala, una tempesta solare estrema capace di compromettere le infrastrutture elettriche: scenari molto diversi tra loro, ma accomunati da una caratteristica precisa. Se si verificassero nella loro forma più estrema, non rimarrebbero confinati al luogo in cui hanno avuto origine.

Le giornate iniziano ad accorciarsi, cambiano gli orari e dopo le vacanze tornano lavoro, scuola e impegni quotidiani. Non sorprende quindi che settembre venga spesso associato alla cosiddetta “stanchezza autunnale”.

Trenta piante diverse in sette giorni: a prima vista sembra un obiettivo riservato a chi vive di insalate. Eppure la sfida diventata popolare sui social è molto più semplice di quanto sembri, perché nel conteggio possono entrare frutta, verdura, legumi, cereali integrali, frutta secca, semi, erbe e spezie.