Narcolessia, arriva Orzeyful: il nuovo farmaco che riaccende il sistema della veglia nel cervello

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La narcolessia viene spesso rappresentata come una persona che improvvisamente si addormenta mentre parla o lavora. La realtà è molto più complessa. Nella narcolessia di tipo 1, la sonnolenza può permeare l’intera giornata e accompagnarsi alla cataplessia, un’improvvisa perdita del tono muscolare spesso provocata da emozioni come una risata. Possono comparire anche paralisi del sonno, allucinazioni durante il passaggio tra sonno e veglia e un riposo notturno frammentato. Negli Stati Uniti questa forma interessa circa una persona ogni 2.000.

Cosa sogna davvero un gatto quando dorme?

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Ci sono momenti in cui il nostro gatto sembra improvvisamente altrove.

Dorme profondamente, il corpo abbandonato sul divano, le zampe raccolte sotto il muso. Poi un baffo si muove. Una zampa fa un piccolo scatto. Le orecchie cambiano posizione. Dietro le palpebre abbassate, gli occhi sembrano muoversi rapidamente.

Influenza, le prime 48 ore possono fare la differenza: sintomi, rischi e quando intervenire

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Febbre, dolori muscolari, stanchezza improvvisa e quella sensazione di essere stati “travolti” nel giro di poche ore. L’influenza è un’infezione respiratoria causata dai virus influenzali e può presentarsi in forma lieve, ma anche provocare malattie gravi.

SLA e microplastiche nel sistema nervoso: lo studio italiano scopre una possibile associazione

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Le microplastiche potrebbero entrare nella complessa storia della sclerosi laterale amiotrofica (SLA), ma per ora sotto forma di indizio, non di causa dimostrata. Uno studio pubblicato il 3 agosto 2026 su Brain Communications ha misurato nano e microplastiche nel sangue e, soprattutto, nel liquido cerebrospinale (liquor) di persone con SLA, confrontandole con individui senza la malattia. I ricercatori hanno trovato concentrazioni mediamente superiori nei pazienti. È uno dei primi studi in vivo a esaminare direttamente queste particelle nel sistema nervoso centrale e il primo, secondo gli autori, a studiarne specificamente l’associazione con la SLA.

La noia che abbiamo dimenticato: perché ci fa bene

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C’è una differenza sottile, ma importante, tra aspettare e annoiarsi davvero. La prima condizione la conosciamo ancora: siamo in fila, aspettiamo un messaggio, il computer si carica, qualcuno tarda e, quasi automaticamente, la mano cerca il telefono. La seconda, invece, sembra essere diventata una condizione sempre più rara. Appena compare un piccolo spazio vuoto, lo riempiamo.

Il giorno peggiore: quanto siamo pronti a una catastrofe globale?

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Immaginare il “giorno peggiore” dell’umanità significa confrontarsi con eventi che, proprio per la loro rarità, tendiamo a considerare quasi irreali. Una supereruzione vulcanica, una guerra nucleare su larga scala, una tempesta solare estrema capace di compromettere le infrastrutture elettriche: scenari molto diversi tra loro, ma accomunati da una caratteristica precisa. Se si verificassero nella loro forma più estrema, non rimarrebbero confinati al luogo in cui hanno avuto origine.

Stanchezza autunnale, quali integratori servono davvero da settembre?

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Le giornate iniziano ad accorciarsi, cambiano gli orari e dopo le vacanze tornano lavoro, scuola e impegni quotidiani. Non sorprende quindi che settembre venga spesso associato alla cosiddetta “stanchezza autunnale”.

30 piante in 7 giorni: la sfida virale che potrebbe trasformare il tuo microbiota intestinale

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Trenta piante diverse in sette giorni: a prima vista sembra un obiettivo riservato a chi vive di insalate. Eppure la sfida diventata popolare sui social è molto più semplice di quanto sembri, perché nel conteggio possono entrare frutta, verdura, legumi, cereali integrali, frutta secca, semi, erbe e spezie.

Smartwatch e sonno, scoperto un problema: potrebbero non capire quanto bene dormiamo davvero

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Milioni di persone iniziano la giornata controllando sullo smartwatch o sul fitness tracker quanto hanno dormito, quante volte si sono svegliate e quanto tempo hanno trascorso nelle diverse fasi del sonno.

Diabete di tipo 2, le statine potrebbero ridurre il rischio di demenza

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Le statine, farmaci utilizzati da milioni di persone per ridurre il colesterolo e il rischio cardiovascolare, potrebbero avere un beneficio che va oltre cuore e arterie. Un grande studio nazionale danese pubblicato su The Lancet Regional Health – Europe ha trovato un’associazione tra il loro utilizzo dopo una diagnosi di diabete di tipo 2 e una minore probabilità di sviluppare demenza. Il dato più interessante riguarda la tempistica: il vantaggio appariva maggiore quando il trattamento veniva iniziato entro il primo anno dalla diagnosi di diabete.