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È una buona idea fissare dei limiti anagrafici per i social media?

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Che la nostra società sia sempre più impegnata nella protezione dei bambini e adolescenti con leggi e regolamenti è un dato appurato. Tuttavia, non è sorprendente che non si stia facendo nulla per proteggerli allo stesso modo dai vari e comprovati pericoli dei social media? Dovremmo infatti istituire gli stessi tipi di limiti di età e protezioni per la tecnologia e l’uso del web che abbiamo fatto per decenni in quasi tutte le altre sfere. E questo, probabilmente, potrebbe evitare i casi di cyberbullismo, suicidi e pedopornografia dilaganti sui social.

Quelli che… litigano su Facebook

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Fateci caso: un post o un commento e si avvia un litigio (noioso) che si protrae per ore, commenti e riprese in altri post. Si leggono liti furibonde su Facebook, quando quest’ultimo dovrebbe essere una piazza di svago, il “muretto” moderno dove fare le chiacchiere. Mi chiedo: ma che senso ha? Che senso ha litigare su un social? E come questo litigio trova i suoi strascichi nella vita reale?

Come aggiornare il proprio feed Notizie su Facebook e molte altre funzionalità

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Facebook si aggiorna e rende sempre più semplice controllare quel che vediamo quando navighiamo sulla piattaforma del social media, in particolare ciò che appare nel feed di notizie e chi può commentare i nostri post. Tutte strategie che dovremmo sapere per non incorrere poi in falsi post che, come una catena di Sant’Antonio, ci spiegano che è il social blu a imporci quel che vediamo. C’è da fare una distinzione e mettere un po’ di chiarezza.

Di quando Giuseppe Conte tornò a parlare sui social

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Questo non è un articolo che tratterà di politica. Questo articolo parlerà della comunicazione politica. Ieri, chi ne era interessato, ha sicuramente seguito il discorso di Giuseppe Conte, intervenuto all’Assemblea del Movimento 5 Stelle. “Sono qui con voi perché ho accettato di cimentarmi in questa sfida“, ha esordito per poi proseguire: “molto complessa ma affascinante: rifondare il Movimento 5 stelle“.

Festa del papà: se gli auguri sono “troppo” social

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Ne avevo parlato nel mio libro “Psicologia dei social network“. Mi riferisco alle ricorrenze, che non sono solo compleanni e onomastici. Mi riferisco, nello specifico, anche alle feste della mamma o, nel caso di oggi, la festa del papà.

Cina vs. Clubhouse: quando la libertà di espressione non è un’opzione

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social network sono diventati uno spazio in cui non solo possiamo interagire con i nostri amici e conoscenti, ma possono anche rappresentare uno strumento di ribellione sociale e politica. Ad esempio, il caso Clubhouse e la censura ricevuta dalla Cina, dove l’app non è disponibile.

Clubhouse: tutto quello che c’è da sapere sul social network audio

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Clubhouse è uno spazio di conversazione audio creato da Paul Davison e Rohan Seth a San Francisco e la cui versione beta è stata lanciata nel marzo 2020, durante la crisi sanitaria. Particolarità di Clubhouse: è necessario ricevere un invito – inviato tramite SMS – da un utente esistente per integrare la piattaforma ed entrare a far parte della community. Questo livello di sicurezza consente a Clubhouse di limitarne l’accesso per il momento, perché il social network è ancora in fase di sviluppo.

TikTok e i video che portano al suicidio: il perchè di un fenomeno sempre più complesso

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L’ultimo caso di suicidio dovuto ai numerosi video scioccanti apparsi sui social media, su TikTok nello specifico, è forse il più tragico (rispetto a quello che deve ancora, inesorabilmente, verificarsi). Spesso virali, questi video fanno breccia nelle menti dei bambini e degli adolescenti, quelle, per intendersi, più fragili nel constatare cosa sia giusto e sbagliato.

Le muffole di Bernie Sanders: la risata mondiale di cui tutti avevamo bisogno

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Lo abbiamo visto ovunque, anche seduto in panchina con il nostro gatto o sulle locandine dei film più iconici. Bernie Sanders era lì, con le sue muffole e la giacca a vento cercando, come dice lui stesso, di mantenersi al caldo.

La libertà di parola ai tempi dei social network

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Dal 6 gennaio, dall’assalto barbarico a Capitol Hill, una domanda ci è sempre più familiare e, al contempo, ha cominciato a risuonare negli uffici dei grandi social network: cosa fare di Donald Trump e dei suoi post provocatori? E’ giusto “tappargli la bocca” come dicono alcuni? Mentre è antidemocratico per altri? E, ancora, la risposta è stata enfatica per molti altri: bandirlo!

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